L'Adige - 24 febbraio 2010
«Dellai, lei è un coniglio»
«Ma voi siete pappagalli»
Blitz in piazza dante di una quarantina di studenti
di G. Pasqualini«Qual buon vento vi porta qui?». Sono le 16.45 e da cinque minuti una quarantina di studenti sono entrati nel palazzo della Provincia chiedendo di poter incontrare Lorenzo Dellai. Si annunciano con una sirena si siedono nell'atrio e aspettano, vigilati dagli agenti della Digos. Il presidente scende e, in una sala a piano terra, si tiene il primo vero confronto tra Provincia e studenti sulla riforma della scuola.
Non era quello che cercavano i ragazzi, arrivati in piazza Dante soltanto per sapere quando la giunta avrebbe approvato la delibera proposta dall'assessore all'istruzione Marta Dalmaso. Ma il presidente li spiazza subito: «Ma di quale delibera parlate? Quella in cui si stabilisce l'offerta formativa o quella con cui si definiscono gli orari e il calendario scolastico? Perché se siete venuti per sapere come stanno le cose è un conto, se invece è soltanto per fare una sceneggiata a uso e consumo dei giornali è un altro». «Noi vogliamo esercitare il nostro diritto democratico di contestare». «Ma se, volete contestare dovete dire dire cosa contestate».
Gli studenti si erano presentati con un coniglietto nero che ha suscitato l'interesse del presidente: «È maschio o femmina?». «Glielo abbiamo portato - è la risposta - perché lei è un coniglio, visto che si è sempre sottratto al confronto con noi studenti, ed è da conigli anticipare di due giorni il voto della giunta sulla riforma». «In questo momento - replica pronto Dellai - non mi sento un coniglio. Piuttosto voi siete pappagalli, perché non fate altro che continuare a ripetere degli slogan. Visto che avete qui il presidente della Provincia, ditemi se siete venuti qui per fare un comizio o per avere un confronto e sapere cosa decideremo». «Il confronto ce l'avete sempre negato». «A me non l'avete mai chiesto. Cos'è che vi fa arrabbiare così tanto della nostra proposta?».
A quel punto anche i duri e puri, quelli determinati soltanto a conoscere la data della delibera e basta, non si lasciano sfuggire la possibilità di far presenti i motivi della protesta, cominciando dal biennio unico. «Non ci sarà alcun biennio unico - spiega Dellai - È dai tempi del ministro Berlinguer che la sinistra, il sindacato, mezzo mondo chiedono di superare la vecchia concezione della specializzazione precoce. Si è detto che bisogna prima di tutto dare le basi di conoscenza di fondo ai cittadini. C'è un biennio in cui una parte di materie è eguale e un'altra parte di indirizzo. Sono soltanto gli istituti tecnici ad avere il biennio unico. Poi c'è il biennio del liceo classico, quello dello scientifico e così via».
«Non potremo più studiare lo spagnolo al posto del tedesco», proseguono i ragazzi. «Noi - replica Dellai - abbiamo una legge in Provincia secondo cui nella scuola dell'obbligo si insegnano due lingue straniere di cui una è il tedesco. È una norma fatta prima che la legge dello Stato elevasse l'obbligo scolastico a 16 anni. A quel punto noi abbiamo ritenuto naturale prevedere il proseguimento dell'obbligo del tedesco fino ai 16 anni, anche perché in una terra a soli 50 chilometri di distanza dal mondo tedesco è opportuno conoscere questa lingua».
«Ci tagliate i laboratori». A questo punto Dellai si inalbera: «Non potete venire qui a ripetere come pappagalli slogan che avete sentito da qualche insegnante sindacalizzato ma che non corrispondono a verità. A me piace anche litigare, però rispondo se mi fate delle domande».
Si riparte allora dal taglio degli istituti professionali: «L'abbiamo deciso perché vogliamo trasformarli in istituti tecnici, anche perché nel resto d'Italia non hanno la formazione professionale esistente da noi di cui ora prevederemo anche il quarto anno».
«A Bolzano hanno però rinviato la riforma di un anno».
«Voi sapete cosa accadrà a Bolzano? L'anno prossimo gli studenti che quest'anno si iscrivono con il vecchio ordinamento, dovranno cambiare in seconda con il nuovo ordinamento. Vi sembra una cosa ragionevole?».
Dopo quasi venti minuti, gli studenti se ne vanno, portando con sé il coniglietto reclamato da Dellai. Che, appena fuori dalla sala, confessa: «Noi alla nossa età feven molto de pezo». Anche questa è andata.
Dalmaso: «Nessun taglio, ma offerta formativa chiara»
Ha subito le più dure contestazioni che mai si ricordino per un assessore all'istruzione, ma alla fine Marta Dalmaso là sua riforma l'ha portata a casa.«Il piano dell'offerta formativa è un primo tassello, poi ce ne saranno altri» racconta trafelata appena terminata la riunione dì giunta.
Rispetto alle prime bozze che circolavano in autunno sono cambiate parecchie cose. Frutto della pressione di insegnanti e studenti che hanno convinto la Provincia alla retromarcia?
No, sono cambiate perché ci sono state delle modifiche a livello nazionale. Ad esempio è stata ripensata la collocazione dell'ex liceo tecnologico. Nei regolamenti definitivi del ministero è «saltato» e noi abbiamo scelto di incardinarlo nei licei creando il liceo delle scienze applicate, potenziando però anche gli istituti tecnici. Poi, rispetto alla prima bozza, abbiamo mantenuto l'istituto professionale socio-sanitario del don Milani. Una scelta obbligata perché per questa specializzazione non è previstaaina corrispondenza negli istituti tecnici.
Resterà il biennio unico?
Sarà un argomento di una prossima delibera. Non si trattacomunque di biennio unico, ma di un biennio orientativo con 24 ore comuni a istituti tecnici e licei. Il resto delle ore prevede una caratterizzazione diversa tra licei e tecnici.
Cosa succederà ora?
Le scuole hanno la certezza di quello che possono offrire alle famiglie. Ora possono lavorare per presentare proposte originali per caratterizzare i propri percorsi.
In quali parti ritiene che la sua riforma sia migliorativa rispetto al vecchio sistema?
La chiarezza del quadro formativo è maggiore rispetto agli indirizzi precedenti. Più semplicità ma senza impoverire in qualità.
Ma se la scuola migliorerà, perché la riforma è stata così pesantemente osteggiata?
Alcune motivazioni della protesta non erano assolutamente condivisibili. Gli studenti lamentavano tagli alle risorse. Noi ci siamo sgolati per dimostrare il contrario: personalmente spero di esserci riuscita. Poi c'è stata la mobilitazione contro la chiusura degli istituti professionali. Sono legittime le opinioni diverse ma noi riteniamo che questa sia una decisione valida che permetterà a ragazzi di scegliere tra due opzioni chiare.
A livello nazionale gii istituti professionali sono rimasti.
Qui da noi è possibile la soppressione perchè abbiamo una formazione professionale molto forter.
Gli insegnanti,però, si sono fieramente opposti.
Certo, non abbiamo trovato la condivisione, ma non era pensabile bloccare tutto in mancanza dell'unanimità.
Se l'aspettava cosi dura portare a casa questa delibera?
Mi aspettavo che, partendo da una situazione positiva e andando a toccare una situazione così delicata e un sistema che interessa famiglie, docenti, dirigenti e tutto il territorio, ci fosse una grande attenzione. Tutto sommato significa che in Trentino alla scuola ci si tiene parecchio.
Rimpianti?
Forse certi elementi andavano spiegati meglio e c'è stato qualche errore nella comunicazione.







