Trentino - 26 febbraio 2010
Dellai: "La riforma scolastica non prevede tagli"
Il presidente difende la delibera: "Le risorse aumentano, eppure ci fischiano".TRENTO. Dopo le critiche aspre di politici, sindacati, studenti e professori alla riforma Dalmaso, il presidente Lorenzo Dellai difende la delibera. Giustifica le scelte della giunta, fa autocritica sul metodo e spiega, punto per punto, le novità del prossimo anno. Intanto, oggi altro sciopero studentesco. Con tanto di camion (annunciato) che rovescerà calcinacci davanti al palazzo della Provincia: «Le macerie della scuola».
Toni e paradossi.
«In questi mesi ho sentito molte polemiche, ora penso sia giunto il momento di abbassare i toni ed alzare il profilo della riflessione. Questo clima di scontro, questo “tutti contro tutti”, non serve alla scuola trentina. Tra il resto mi pare ci si trovi di fronte ad un paradosso clamoroso: nel resto d’Italia i ministri Tremonti e Gelmini hanno effettuato tagli evidenti sulla scuola e tutto tace; qui da noi non c’è alcun taglio, aumentano le risorse, è scoppia la rivolta».
Blitz e critiche.
«L’approvazione serale della delibera è stata criticata, ma non c’è stato alcun blitz. Abbiamo anticipato i lavori a martedì sera perché mercoledì ero impegnato a Roma e non volevamo rimandare ulteriormente perché le scuole, giustamente, ci pressavano per partire con le iscrizioni. Non c’è stato alcun segreto perché l’ho detto davanti ad una cinquantina di studenti, coniglio compreso. Ci tengo a chiarire che non temiamo la loro protesta, anzi la posso anche capire. Capisco meno qualche collega consigliere che si mette la maglia col pappagallo (il riferimento è a Civettini, ndr)».
Cambiamenti ed errori.
«Ho la sensazione che ci sia poca voglia di cambiare, e questo un po’ mi preoccupa. Non voglio passare per arrogante, ma la giunta ha una responsabilità decisionale. Se avessi dato ragione a tutte le proteste che ho ricevuto non avrei cambiato nulla, ma questa non è una buona politica. Certo, il metodo poteva essere migliore, ma la vera scommessa arriva adesso perché, fino a questo momento, abbiamo definito il contenitore ed ora andremo a definire i contenuti. In questo passaggio le scuole possono essere protagoniste sfruttando la loro autonomia, nella quale crediamo fermamente, ed il 20% di flessibilità che garantisce anche scelte innovative. Credo che in Trentino, al contrario del resto d’Italia, si può affrontare questa fase con serenità: nonostante gli slogan che parlano di tagli, l’i mpegno della giunta sulla scuola è totale».
Rinvii e novità.
«Si è parlato molto di rinviare di un anno, ma si sarebbe prolungato per altri dodici mesi questo stato di fibrillazione e i ragazzi avrebbero dovuto cambiare indirizzo il prossimo anno, con inevitabili disagi. Inoltre, il fatto di partire subito non ci preclude la possibilità di elaborare qualcosa di nuovo. Magari si potrà discutere col Ministero su innovazioni per i trienni».
Liceo tecnologico.
«Visto che non c’è più il liceo tecnologico, magari si può pensare ad un percorso più umanistico da inserire in futuro nei tecnici. Il tecnologico è scomparso dal panorama nazionale e al suo posto c’è il liceo delle scienze applicate. Inizialmente avevamo pensato di mantenerlo, in Trentino, sia nei tecnici che nei licei. Questo, però, avrebbe generato problemi e quindi abbiamo deciso di collocarlo nei licei scientifici».
Istituti tecnici.
«Nel riordino gli istituti tecnici sono assolutamente centrali e li abbiamo potenziati con altri indirizzi: meccanica a Rovereto, informatica e biotecnologie a Trento. Saranno valorizzati i laboratori. Inoltre, in futuro ragioneremo sui poli di eccellenza per ogni filiera raccordando le scuole a imprese, Università e ricerca».
Bienni unici.
«Non c’è nessuna volontà di appiattimento dell’istruzione. L’obiettivo è di consolidare le conoscenze di base, essenziali nel mondo moderno. Per questo ci saranno diverse tipologie di bienni unici con 24 ore di materie comuni: per i tecnici tecnologici, per i tecnici economici, per gli artistici, per i licei scientifici e classici».
Sogni e incubi.
«Abbiamo un disegno ambizioso che comprende Università e lavoro. Tre aspetti legati fra loro, sui quali abbiamo scommesso tutto, per valorizzare le risorse umane. A chi ci contesta
No alla riforma Dalmaso: protesta studentesca davanti alla Provincia
di Jacopo TomasiTRENTO. «Non riducete la nostra scuola in macerie». Questo l’appello dei circa 400 studenti che si sono riuniti in piazza Dante contro la riforma Dalmaso. E le macerie le hanno portate davvero, rovesciandole simbolicamente davanti alla sede della Provincia.
Alle 8.20 saranno oltre 400 i ragazzi stipati sotto il palazzo della Regione per proteggersi dalla pioggia. Sulle vetrate sono appesi striscioni contro la riforma. Bersagli principali, ovviamente, Dellai e Dalmaso. «Pappagalli mobilitati, conigli impreparati», «Questa è la scuola che cade a pezzi», «Dalmaso datti all’ippica», «Scuola in pasto ai conigli». Solo per citarne alcuni. Parte la musica e si balla a ritmo di reggae e ska. Ma c’è anche spazio per interventi e riflessioni. «Questa non è democrazia: hanno preso decisioni senza ascoltarci, approvando la delibera di nascosto», grida un ragazzo al microfono. Tutti gli altri applaudono fragorosamente. Ci sono studenti di Trento e le scuole più mobilitate sono Da Vinci, Battisti, Buonarroti e Galilei. Molti arrivano anche da Rovereto: Marconi, Rosmini e Don Milani. Rolando Lutterotti del coordinamento dei collettivi critica Dellai e boccia la proposta, lanciata nel faccia a faccia di giovedì sera al Galilei, di incontri mensili. «È una farsa che ce lo proponga ora, a delibera già approvata. Ci pare una enorme presa in giro. Doveva invitarci prima per discutere della riforma, non ora per spiegarcela». Tra la folla ci sono anche due insegnanti che protestano «contro la riforma e la delibera clandestina», spiegano Patrizia Rigotti e Chiara Vettorazzo. «Noi siamo qua perché avevamo delle ore libere, ma crediamo che come si sono mobilitati gli studenti, anche i sindacati si sarebbero dovuti mobilitare per dare un segnale forte di contrarietà».
Verso le 9.30 una delegazione composta da una decina di studenti viene accolta dall’assessore Dalmaso. I giovani chiedono chiarimenti e lamentano lo scarso coinvolgimento. L’assessore replica che «ci sono stati molti incontri sul territorio». Intanto, in piazza l’atmosfera s’infiamma nonostante la pioggia. Le casse sparano musica, partono dei fumogeni, qualcuno si lascia andare a gesti spiacevoli: due uova vengono lanciate contro gli agenti che presidiano la zona. «Era un gruppetto - raccontano - che poi si è subito defilato. Degli sconsiderati». Gli stessi organizzatori invitano alla calma. I ragazzi dei collettivi vorrebbero procedere con il loro programma: svuotare un camion pieno di macerie davanti alla Provincia. La Digos non lo permette: si temono lanci di massi contro il palazzo. Dopo una lunga trattativa si arriva ad una mediazione. Così, alle 10.15 tre ragazzi, con tanto di copricapo da muratore, scaricano due scatole di macerie davanti all’ingresso degli uffici provinciali. «È così che state riducendo la nostra scuola», dicono al megafono. E parte il coro: «Dellai buffone affacciati al balcone».







