L'Adige - 25 febbraio 2010
Riforma superiori, rottura con la Cgil
Oggi non sarà all'incontro - Il nodo ore con i sindacati
di Francesco TerreriLa Cgil scuola ha deciso di non partecipare alla riunione ili programma stamattina tra Provincia e sindacati sugli assetti orari e i problemi del personale della scuola secondaria superiore. Gloria Bertoldi, segretaria della Federazione lavoratori della conoscenza - così si chiama la categoria Cgil - protesta per l'«arroganza» della giunta provinciale, che ha approvato la riforma, nella parte che riguarda il piano dell'offerta formatila, martedì sera, in anticipo sull'incontro con i sindacati. Nel merito, contesta il mancato «salvataggio» del liceo tecnologico, cancellato dalla Gelmini e saltato anche nella riforma trentina.
Oggi però, con Cisl, Uil e Gilda che hanno confermato la partecipazione, non sarà messo a punto solo il quadro della contrattazione sindacale. Sul tavolo c'è infatti un altro tassello decisivo della riforma: il tempo scuola complessivo. Il nodo è quello delle ore di 50 minuti, che dovrebbero essere decise dai singoli collegi docenti ma su cui c'è un orientamento «suggerito» da Piazza Dante. Come ha spiegato l'assessore Marta Dalmaso, con le ore di lezione di 50 minuti si prevede un tempo scuola pari o superiore a quello dei regolamenti nazionali, e quindi risorse conseguenti, solo se vengono recuperate le 3 ore settimanali che costituiscono la differenza con l'ora di 60 minuti. Altrimenti, in base alle ore Gelmini, potrebbero esserci tagli del 10-15%, che vuoi dire oltre 200 docenti a rischio.
«Noi paghiamo i docenti in base a ore di 60 minuti - ribadisce il presidente della Provincia Lorenzo Dellai - le ore di 50 minuti sono preferite perché si organizza meglio il ciclo delle lezioni. Ma anche le altre 3 ore dovranno essere dedicate ad attività didattiche, con modalità flessibili e tarate sulle necessità. Non dobbiamo però burocratizzare troppo queste regole - prosegue Dellai - Anche per il contratto di lavoro degli insegnanti pensiamo di fluidificare i meccanismi orari, salvaguardando i diritti di tutti». Sulla protesta Cgil il presidente parla di «un equivoco. Il liceo tecnologico è stato cancellato a livello nazionale. Abbiamo puntato ad estendere il nuovo indirizzo scienze applicate negli scientifici e a potenziare i tecnici con nuovi indirizzi, introducendo la logica dei poli di filiera».
L'irritazione per la delibera «a sorpresa» della giunta è di tutti i sindacati. Ma le reazioni sulla riforma sono più articolate. «Sull'offerta formativa - afferma Tamara Lambiase, segretaria della Cisl scuola - abbiamo avuto la piacevole sorpresa del ripensamento sulla soppressione dell'indirizzo sociale del Don Milani dì Rovereto, come noi avevamo chiesto. Certo, nei Professionali che diventano tecnici, resta la perdita degli indirizzi aziendali, già presenti negli attuali tecnici». Per quanto riguarda il confronto di oggi «ascolteremo le proposte della giunta sul contenitore del recupero delle ore. Per parte nostra, puntiamo a difendere i posti di lavoro e a impostare un'attività scolastica di qualità».
«Devo dare in parte ragione agli studenti quando dicono che questa amministrazione non ha dimostrato grande coraggio anticipando la delibera da venerdì a martedì» sottolinea Pietro Di Fiore, segretario della Uil scuola, «Comunque è giusto che il governo della politica, nelle sue competenze, arrivi ad una decisione». Oggi invece, «pur arrabbiati», quelli della Uil ci saranno. «Verificheremo gli impegni da onorare della giunta sull'organico e sulle direttive all'Apran, l'agenzia provinciale per la contrattazione, sul rinnovo del contratto. Puntiamo ad un accordo. Certo - conclude Di Fiore - l'autonomia trentina si è dovuta adattare alla riforma Gelmini».
Don Milani, «la protesta è servita»
«La protesta a qualcosa è servita». Valutazione controcorrente, per certi aspetti, quella di Alessandro Genovese, portavoce degli «stati generali della scuola trentina». La riforma Dalmaso delle superiori continua a non piacere, ma «il mantenimento dell'indirizzo sociale del professionale Don Milani è una sorpresa. La riforma uscita ora è diversa da quella che era stata presentata lo scorso settembre. Senza contestazione questo risultato non sarebbe stato raggiunto. Non ci hanno ascoltato, ma hanno preso atto di qualcosa».«Quindi - osserva Genovese -non è vero come ha detto Dellai che la protesta è stata circoscritta a quattro docenti sindacalizzati». Resta comunque il giudizio negativo sul metodo: «La seduta di giunta notturna, da carbonari, per approvare la riforma è un insulto alla democrazia».
Torneranno invece a presidiare la Provincia domani mattina dalle 8,30 gli studenti del Coordinamento dei collettivi, protagonisti ieri del «confronto del coniglio» a piazza Dante. «Non riusciamo a capire come possa il presidente Dellai dimostrarsi tanto arrogante- scrivono in una nota - entrare in una sala per ascoltare ciò che una rappresentanza degli studenti vuole domandare in merito alla votazione sulla tanto contestata delibera della scuola, ma nei fatti non farlo». «Ancora più arrogante - proseguono gli studenti - è definire "pappagalli" coloro che da mesi si battono perché questa delibera sia bloccata. Saremo arroganti anche noi in questo momento, ma pensiamo che i veri pappagalli (per indicare coloro che ripetono alla lettera) siano le personalità all'interno della maggioranza, che inizialmente ebbero più di una perplessità, ma che poi si sono dimostrate ipocrite, ripetendo e facendo ciò che dal partito gli è stato imposto». «Ci scusiamo - scrive ancora il Coordinamento - per la nostra retorica composta da slogan: noi li utilizziamo come sintesi semplificata dei concetti per renderli più chiari e accessibili a tutti. Non possiamo scusarci invece per l'irruenza e la veemenza utilizzata sia ieri, come in altri casi. Queste caratteristiche oltre che (come ha sottolineato Dellai!) avere una potenza mediatica - che altra strada potremmo seguire per farci ascoltare se non quella mediatica? - sono dettate soprattutto dai sentimenti che proviamo quotidianamente: la rabbia per un mancato reale confronto chiesto da mesi e avuto, se lo si può definire tale, solamente poche ore prima della votazione, e l'amore per il bene comune chiamato scuola pubblica che stiamo cercando di difendere da una distruzione imminente. Non ci scusiamo nemmeno per aver definito conigli i rappresentanti della giunta. Da conigli è anticipare con una riunione serale la votazione della delibera che ha definito anche la cancellazione degli istituti professionali».







