L'Adige - 25 febbraio 2010


«Una seduta carbonara
Serve l'asse con Bolzano»

Scuola, opposizione critica. Dubbi anche nel Pd

L'approvazione in «notturna», della delibera sugli indirizzi della scuola superiore da parte della giunta provinciale fa discutere i consiglieri provinciali. Le minoranze bollano la seduta di martedì sera come «Carbonara» e denunciano il mancato asse con Bolzano, dove la riforma è stata posticipata di un anno dopo le richieste della Provincia. Mentre la maggioranza difende Dellai e i suoi assessori. Anche se, nel Pd, non manca qualche contestazione sul metodo.
Secondo il capogruppo della Lega Nord Alessandro Savoi «la giunta ha accelerato i tempi nonostante le pressioni avute dal mondo scolastico, dai docenti, dagli studenti. E nonostante la Provincia di Bolzano sia riuscita ad ottenere il rinvio di un anno dal governo nazionale. Questa riforma avrà conseguenze molto negative, al di la di questa fretta, perché si è voluto correre senza valutare ed approfondire bene le cose».
«Mi sembra un'operazione un po' strana, un poco Carbonara, se non altro per i tempi: si era parlato di venerdì (oggi, ndr), ma poi tutto è stato anticipato. Spero che almeno gli assessori sapessero - butta lì con una mezza battuta il capogruppo del Pdl Walter Viola - II rammarico c'è soprattutto per tre aspetti. Il primo è il metodo, perché le consultazioni sono avvenute dopo aver assunto le decisioni, ieri (martedì sera, ndr) si è soltanto siglato quello che già era da tempo nelle cose. È quindi mancato un confronto serio. Altra questione è quella del merito: ci sono state più e più dichiarazioni di contrarietà a questa riforma. E soprattutto non si è levato un dito per dire che il provvedimento andava bene e nonostante questo la giunta è andata avanti a testa bassa. E, terzo elemento, si poteva - sapendo che c'erano delle possibilità di avere una risposta positiva - cercare di fare fronte comune con Bolzano per ottenere un anno di proroga». Secondo il capogruppo del Pdl questo avrebbe permesso un iter «molto più concertativo con tutti i soggetti, visto che si sta parlando del futuro dei nostri giovani. E noi, come opposizione - rileva - abbiamo fatto mozioni sulla scuola professionale, poi sul rinvio abbiamo aperto anche strade su Roma. Ma tutte le risposte che abbiamo avuto sono state dei no. Vigileremo comunque - assicura - ma ci spiace, perché in questo caso l'autonomia ha perso. Perché se non viene usata per migliorare quello che viene da Roma, allora ha perso la sua battaglia. E in questa fattispecie credo si sia addirittura peggiorato quanto fatto a livello nazionale».
Il capogruppo Upt Giorgio Lunelli non vuoi sentire dietrologie: «Io credo che l'urgenza non fosse dettata da motivi politici o da tattiche di nascondimento. Ma semplicemente perché le scadenze per le iscrizioni rimangono ed ogni ora guadagnata dalle famiglie è importante. Credo quindi che non si debbano cercare motivi particolari dì occultamento, tant'è vero che ieri tutti i capigruppo sono stati informati che in serata si sarebbe riunita la giunta». II consigliere Bruno Dorigatti (Pd) dice che approvare la delibera martedì piuttosto che nella data fissata non cambia di molto le cose, ma potrebbe creare nuovi mal di pancia: «Credo che questa accelerazione non sia molto benefica. Sarebbe stato opportuno mantenere i tempi previsti ed evitare altre spinte in avanti, se non altro per un discorso di metodo. Secondo me questo potrebbe amplificare il dissenso non solo sul merito, ma appunto sul modo in cui si porta avanti la riforma».
Critiche giungono dagli esponenti della Federazione della sinistra - Giovani Comunisti: «Gli studenti trentini con questa riforma si sentono doppiamente presi in giro anche perché proprio la legge 5/2006 dello Statuto dell'Autonomia recita che la massima attenzione vada per la centralità dello studente. Ma quale centralità - chiedono - se le proteste vengono ripetutamente evitate e il confronto con gli studenti rimane sempre una questione irrisolta?».
L'onorevole Maurizio Fugatti, intanto, ha presentato una interrogazione al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca per chiedere «quali siano gli intendimenti del Ministro in ordine all'ipotesi di uno slittamento, sul territorio della provincia autonoma di Trento, dell'attuazione della riforma dell'istruzione di secondo grado all'anno scolastico 2011/2012, per adeguarla alla particolarità della realtà scolastica della citata provincia autonoma».




Dalmaso:«Ma il risultato finale è buono»

di J. V.

«Mi pare che il risultato finale, frutto di diverse riflessioni che abbiamo portato avanti anche grazie alle osservazioni giunte dal mondo della scuola, sia buono. Perché credo che l'offerta formativa a disposizione dei nostri ragazzi sia ricca, ben articolata, capillarmente diffusa. E abbia mantenuto l'idea dei tre pilastri - salvo l'eccezione di un segmento del Don Milani di Rovereto - potenziato l'istruzione tecnica e il comparto dell'istruzione liceale». L'assessore all'istruzione Marta Dalmaso è convinta che la riforma che porta il suo nome sia buona. E sulle proteste continue degli studenti dice: «Giusto il dissenso, ma qualcuno prima o poi deve decidere».
Assessore, il prossimo passo è la delibera sui quadri orari, previa discussione con le parti sociali. Si attende ancora critiche?
«Rispetto alla prima bozza uscita abbiamo già detto, ad esempio, che noi non faremo un'ora in meno rispetto al monte ore nazionale. Ma abbiamo anche ribadito di non voler fare indebite ingerenze nella autonomia della singole istituzioni scolastiche e di voler, anche sulle questioni contrattuali, ragionare con il sindacato».
Una parte degli studenti ha annunciato un'altra manifestazione di proteste. Che effetto le fa?
«Credo possa essere anche espressione di una tenacia che può fare bene nel carattere dei ragazzi. Quello che mi lascia più perplessa è il contenuto di questa protesta ad oltranza. Perché il tema dei tagli, ad esempio, è un argomento su cui io credo che le proteste non siano giustificate: abbiamo ribadito più volte che la nostra intenzione non è tagliare sulla scuola».




Scuola trentina efficace ed equa ma costa troppo

di Francesco Terreri

In testa per efficacia, cioè per risultali dell'apprendimento degli studenti, e per equità, cioè per livello di inclusione sociale. Ma molto costosa rispetto alle altre regioni. Questa la fotografia della scuola a Trento e Bolzano fatta dalla Fondazione Giovanni Agnelli, che ieri a Roma ha presentato il Rapporto sulla scuola in Italia 2010. «Si conferma la politica che abbiamo messo in campo di associare l'efficacia ali equità - commenta il presidente della Provincia Lorenzo Dellai - Ma l'equità, la minore dispersione, le politiche di sostegno costano».
La Fondazione Agnelli misura l'efficacia della scuola in base ai punteggi delle indagini Ocse-Pisa sulle competenze dei quindicenni in lingua, matematica e scienze. Il Trentino Alto Adige è in testa con 549 punti, seguito dal Friuli con 534 e dal Veneto con 533. Tra le regioni in coda la Campania con 444 punti e la Sicilia con 444. Secondo la Fondazione, il divario tra Nord e Sud è preoccupante e la riforma federalista potrebbe costituire un'occasione di rilancio, ma anche un rischio.
Per quanto riguarda l'equità, il calcolo è fatto sulla varianza dei punteggi fra scuole. In questo caso più bassa è la varianza, più la scuola è equa. In Trentino Alto Adige la varianza è pari al 34%, in Puglia, seconda, è del 37%. In coda, Sicilia e Sardegna con il 47%. L'efficienza, invece, viene misurata in euro per punto Pisa, cioè per punto di competenza degli studenti raggiunto. In questo caso il Trentino Alto Adige è fanalino di coda perché spende più delle altre regioni: 165 euro per punto Pisa contro i 113 euro del Veneto, in testa. In regione, infatti, la spesa per istruzione è il 4,8% del prodotto interno lordo, rispetto al 3,4% della media italiana. Ma il rapporto maggiore, 6,8%, è in Calabria e non necessariamente indica una scuola migliore.
«Anche il rapporto biennale del nostro comitato di valutazione ci dice che abbiamo costi unitari sopra la media - osserva Dellai - Non vogliamo però recuperare efficienza a scapito dell'equità. Questo non vuoi dire che non si debba migliorare anche sul piano della spesa». Un assist alla giunta trentina, che ha appena varato la riforma delle superiori, arriva dal direttore della Fondazione Agnelli Andrea Gavosto, che sottolinea l'importanza dell'obbligo a 16 anni e del biennio unico per consolidare le conoscenze di base degli studenti.