Trentino - 2 marzo 2010


Occupazione al liceo Rosmini

Studenti in rivolte, la preside avvusa i genitori: «Chiameremo la polizia»

di Stefania Costa

ROVERETO. Le manifestazioni fatte fino ad ora contro la riforma Dalmaso non hanno ottenuto i risultati sperati. Per questo, da ieri gli studenti roveretani sono in autogestione. Il liceo "Rosmini" è addirittura stato occupato. Un centinaio di ragazzi, con tanto di sacco a pelo, ha trascorso la notte a scuola per opporsi alla nuova riforma sulla scuola.

Al liceo "Rosmini", come del resto anche al "Filzi" e all'istituto "Fontana", l'autogestione per protestare contro la riforma provinciale della scuola approvata martedì scorso, era già progammata. Subito dopo l'apello in classe gli studenti si sono ritrovati nelle aule magne per parlare delle nuove regole della scuola trentina.
«Il nostro obiettivo - ha spiegato Virginia de Salvo del liceo - è quello di protestare contro questa riforma, ma anche riuscire a informarci meglio».
«Ci accusano di voler perdere ore di scuola - spiegano i ragazzi - ma non è così. Nessuno si è preso la briga di spiegare bene cosa cambierà nelle nostre scuole. Un funzionario provinciale ci ha perfino detto di non preoccuparci, visto che la cosa non coinvolgerà noi che alle superiori siamo già. Ci sentiamo presi in giro. Terremo conto del comportamento della giunta Dellai alle prossime elezioni».
In tutte la scuole la protesta è stata ordinata. Gli studenti, molto numerosi in ogni scuola, si sono divisi in gruppi (alcuni dei quali supportati da insegnanti) per parlare di scuola, democrazia e informazione. Sono stati proiettati film e organizzati giochi e al liceo i ragazzi hanno preparato una lettera nella quale consigliano alla giunta provinciale quali provvedimenti andrebbero presi per la loro scuola.
«Speriamo che le altre scuole preparino documenti analoghi» - ha detto Virginia.
L'istituto "Filzi" e il "Fontana" hanno proseguito l'autogestione fino a sera. I ragazzi delle magistrali hanno deciso, a maggioranza, di tornare a casa per la notte e di ricominciare la protesta oggi. Stessa scelta ha fatto l'Itcg "Fontana". E oggi saranno in autogestione anche gli studenti delle Iti di Sant'Ilario. I ragazzi del "Rosmini" nel pomeriggio si preparavano già a trascorrere la notte nella scuola di corso Bettini.
«E' l'unico modo di farci sentire - hanno detto ieri-. Le manifestazioni fatte fino ad ora non sono servite ne a farci ascoltare né a farci dare le informazioni che abbiamo chiesto. Vogliamo che tutti prendano coscienza di ciò che sta accadendo».
L'occupazione era annunciata. Nei giorni scorsi la preside aveva inviato una lettera ai genitori degli studenti. Giovanna Sirotti invitava i genitori a parlare con i propri figli per convincerli a non occupare la scuola informandoli che, nel caso gli studenti si fossero fermati a dormire a scuola avrebbe chiamato - come richiesto dalla sua posizione - la polizia.
Mentre un professore con una borsa della spesa riforniva di viveri i ragazzi, i rappresentanti spiegavano: «Molti professori sono d'accordo con la protesta, ma non vogliono perdere lezioni e soprattutto non sono d'accordo all'occupazione. Sappiamo che è illegale, ma a sembra l'unica cosa da fare».



Il Filzi sceglie l'autogestione

La dirigente Ober: «Cerchiamo di aiutarli a informarsi»

ROVERETO. La protesta all'istituto Filzi è iniziata ieri mattina alle 8, con l'assemblea degli studenti convocata in palestra. Fuori dai cancelli, una colorita lenzuolata anti-riforma. «Giù le mani dalla scuola pubblica» recitano gli striscioni, mentre gli studenti sono impegnati nella votazione per decidere il da farsi. «In realtà - spiega Loreley Longo, rappresentante d'istituto - è una cosa un po' improvvisata. Ora decideremo come organizzarci». C'è da decidere se autogestire le lezioni o occupare la scuola con i sacchi a pelo. L'assemblea, tra le due opzioni, sceglie quella più morbida: l'autogestione. La protesta, come spiegano i manifesti affissi fuori e dentro la scuola, ha ragioni solide: mentre le classi sono troppo numerose, le fila degli insegnanti piene di precari senza prospettive e nelle classi scalcinate manca persino la cancelleria, la riforma si preoccupa di foraggiare le scuole private, aumentando fino a mille euro annui (contro 150 per l'istruzione pubblica) il contributo provinciale per le famiglie che la preferiscono alle pubbliche. La riforma Dalmaso non piace a nessuno, nemmeno ai docenti, ma la priside Marta Ober, anche lei in palestra per controllare la situazion racconta. «Non abbiamo certo incoraggiato l'iniziativa, ma piuttosto che cercare lo scontro preferiamo e gestire questo momento, che deve comunque essere di crescita per i ragazzi. Per la verità li ho trovati molto disinformati, abbiamo fornito loro i siti da cui scaricare le informazioì corrette. Non vogliamo che la loro buonafede e il loro idealismo vengano strumentalizzati».
Oggi si tornerà a discutere sulla possibilità dell'occupazione: potrebbe essere questo lo sbocco per rendere più incisiva la protesta.