Trentino - 26 febbraio
Genitori, quanti dubbi sul tedesco
L'incontro in serata. E si replicherà ogni mese
di Jacopo TomasiTRENTO. Il tedesco obbligatorio è il punto dolente della riforma per genitori e studenti dei licei scientifici della città. È emerso ieri sera al Galilei durante il faccia a faccia con il presidente Lorenzo Dellai e l'assessore Marta Dalmaso (accolti da striscioni polemici dai ragazzi dei collettivi che comunque hanno assistito silenziosamente al dibattito). La sala polivalente era piena: presenti circa 250 persone a testimoniare quanto la riforma della scuola abbia interessate le famiglie trentine. Le domande, sollecitate dal direttore del Trentino Alberto Faustini, non sono mancate. A rompere il ghiaccio è stata Laura Pedrotti, mamma. «Quanto ci si potrà discostare da Roma sui quadri orari? Invece che rendere obbligatoria la seconda lingua non sarebbe stato meglio lasciare libertà di scelta oppure privilegiarne altre?». Poi Annalisa Kaisennann, mamma e insegnante. «Spiace che sparisca il liceo tecnologico perché era un'esperienza molto positiva, come mai non lo si è mantenuto?». Lo studente Filippo Guerra torna sul tedesco. «Due anni non bastano per acquisire competenze. Non sarebbe meglio mantenerlo per 5 anni?». Donatella Moretta, presidente della consulta dei genitori del Galilei. «Non pensate che l'obbligatorietà di apprendere una lingua sia controproducente?». Lukas Scherer, studente. «Nel liceo delle scienze applicate perché non si aumentano, oltre alle ore di scienze, anche quelle di matematica e fisica?». Prima di altri interventi prende la parola Enrico Pancher, studente. «Non crede, presidente, che le nostre paure dei cambiamenti siano anche frutto di una distanza della politica dai giovani?». Il governatore replica sul tedesco. «Abbiamo capito che è un punto dolente. La nostra è stata una scelta politica dettata anche dal prolungamento dell'obbligo scolastico fino a 16 anni. In ogni caso non è scritto nel Vangelo che debba essere così». Un'apertura verso genitori e studenti che in più di un'occasione hanno lamentato «poco coinvolgimento», tanto che il governatore si reso disponibile ad un incontro mensile.
Ora lo scontro è su come usare quelle 90 ore integrative
di Jacopo TomasiTRENTO. Nonostante l'assenza della Cgil, il tavolo tra la Provincia e i sindacati è proseguito. Nella mattinata di ieri si è fatto un passo avanti sulle lezioni di 50 minuti. Ribadito che ci saranno non più di 18 momenti di lezione frontale, Cisl e Uil hanno trovato una posizione non inconciliabile sulle prestazioni integrative. Alle attuali 40 ore provinciali si sommerebbero 50 ore figlie, appunto, del passaggio alle ore di 50 minuti. Si arriverebbe, quindi, a 90 ore annuali integrative obbligatorie. Ora il nodo della questione è come recuperarle. Per questo Cisl e Uil (chissà se si unirà anche la Cgil) mercoledì prossimo presenteranno dei documenti nei quali esprimeranno le loro posizioni. «Non vogliamo appesantire con ulteriori attività studenti e docenti», spiega Pietro Di Fiore (Uil Scuola). «Potremmo recuperarle, per qualificare l'offerta formativa, attraverso progettazione e aggiornamento», afferma Tamara Lambiase (Cisl Scuola). Intanto ieri il presidente Dellai ha assicurato che «i precari sono una risorsa e non ci saranno uscite in massa». Stamattina, però, gli studenti trentini scioperano con presidio alle 8.30, davanti alla sede della Provincia.







