L'Adige - 2 marzo


Studenti contro la riforma

occupato il liceo Rosmini

di Chiara Zomer

ROVERETO. Erano da poco passate le 19, ieri sera, quando tre studenti hanno incatenato il cancello del liceo Rosrnini. A scuola c'erano ancora circa centoventi ragazzi. A decenni dalle proteste studentesche passate alla storia, il Rosmini è stato occupato. E pazienza se all'interno sono rimasti degli adulti - la dirigente Sirotti e tre docenti - ad assicurarsi che nessuno si facesse male. La loro piccola impresa è riuscita, tra la soddisfazione di chi è stato della partita, e la delusione dei compagni che, davanti al veto dei genitori, sono rimasti fuori dal cancello fino alle 20 passate, per dare un'occhiata. Ma almeno fino alla tarda serata di ieri, nessun problema è stato segnalato all'interno dell'istituto di corso Bettini: i ragazzi si sono mangiati qualche pizza portata dai solidali rimasti fuori, hanno fatto quattro chiacchiere, e poi hanno organizzato l'autogestone in programma per oggi.
I ragazzi erano sulle barricate dalla mattina, contro una riforma che non va giù, perché «i tagli sono troppo forti», e perché «togliere fisica al biennio dello scientifico vuoi dire non permetterci di fare bene facoltà come ingegneria», e per decine di altri motivi che in questi giorni gli studenti trentini hanno ripetuto in continuazione, sperando di farsi sentire. Fin dalle 8, le prime autogestioni. Alle magistrali Filzi, all'Itcg Fontana, al liceo Rosmini. I ragazzi, divisi in gruppi di lavoro, hanno discusso per ore di riforma. In molte classi anche i professori hanno partecipato. Discussioni impegnate e pacate. Ma quel che bolliva in pentola, fin dai giorni precedenti, era altro. Perché molti sono arrivati con il sacco a pelo nascosto nello zaino: l'idea di molti era quella di rimanere per la notte. Al Filzi e al Fontana, così non è andata. Perché i dirigenti - che avevano avuto sentore di quanto i giovani avevano in mente - hanno riunito gli studenti e li hanno messi davanti ad un ultimatum: o se ne andavano da scuola in buon ordine, o sarebbero stati chiamati i carabinieri e sarebbe stato chiesto loro di sgomberare la scuola con la forza. Tanto è bastato per sbollire gli animi. Anche perché gli irriducibili erano troppo pochi - una ventina al Filzi, qualcosa di più al Fontana - per lanciarsi nel muro contro muro.
La minaccia non ha avuto effetto, invece, al Rosmini. Perché davanti alla dirigente - che pure di polizia aveva parlato - i ragazzi sono andati alla conta. E nonostante le defezioni dell'ultimo minuto, per via dei veti familiari (per altro facilitati da una lettera inviata dalla scuola nei giorni scorsi), circa 120 ragazzi hanno deciso di andare fino in fondo: «Non lo facciamo contro la preside, questo deve essere chiaro, lei anzi è stata disponibile finché ha potuto - ribadivano ieri sera - per noi è importante farci ascoltare. E dire che questa riforma, così com'è non va. Per il suo contenuto, ma soprattutto per il fatto che nessuno è stato consultato, né noi né i professori».
Già, i professori. Li guardavano, ieri sera, poco prima che venisse chiuso il cancello. Negli occhi qualcuno aveva la nostalgia di ben altre occupazioni, altri l'affetto di chi non condivide ed è pure un po' preoccupato. Ma c'è chi ha portato del cibo, in serata. Alcuni sono persino rimasti a scuola, perché non si sa mai. «Una scelta di responsabilità» commentava, ieri sera, una preoccupata preside. Mentre i ragazzi, al piano di sotto, vivevano la loro protesta.



Si deciderà oggi se barricarsi in classe

ROVERETO. Non si chiude con l'iniziativa di ieri, la protesta roveretana. Perché oggi entrano in stato d'agitazione anche gli studenti dell'Iti Marconi. Già ieri il passa parola tra le classi c'è stato, e l'appuntamento è per questa mattina: l'autogestione è garantita, si tratta di capire se i ragazzi occuperanno la scuola anche la notte. Ovvio che gli occhi sono puntati sul liceo: se lì la notte passa indenne, tutti saranno galvanizzati. Quel che è certo, è che la protesta è convinta: i ragazzi del liceo sono riusciti a discutere di riforma un'intera giornata. Il che è francamente troppo per chiunque. Di più, chi in qualche modo guida l'onda, sembra avere la testa sulle spalle. C'è il veto assoluto di accogliere i ragazzi provenienti dalle altre scuole - che pure, visto il naufragio della loro protesta, avevano fatto capolino ai cancelli del liceo - per non rischiare che si verifichino problemi. Non c'è neppure la musica: l'idea dei concerto, pur buttata lì in giornata, è morta al pensiero di poter dar fastidio ai vicini. Insomma, sono educati, attenti. E lo ribadiscono: «Dovesse accadere qualsiasi cosa, saremo noi i primi a chiamare la polizia».