Il papà di Giovanna

Pupi Avati e Francesca Neri al Galilei

locandina film

Venerdì 26 settembre 2008, le classi quinte del Liceo "G.Galilei" di Trento hanno partecipato alla proiezione del film "Il papà di Giovanna" presso il cinema Astra di Trento. Nella mattinata di sabato 27, presso l'aula polivalente del Liceo,è seguita la discussione e l'approfondimento con il regista Pupi Avati e l'attrice Francesca Neri, ex studentessa del Galilei.





Da "L'Adige" 28/9/08
di Paolo Caroli

Alla vostra età pensavo che ogni sogno fosse legittimo, ma confondevo la passione con il talento: ero appassionato di jazz ma non mi accorsi di non avere talento finché nella band non entrò Lucio Dalla; lasciai la musica e ne soffrii, perché credevo che finito un sogno non potevano essercene altri, finché non ho visto "8 e 1\2" e ho scoperto il cinema. Oggi mi sforzo di credere nei sogni e di lottare per far coincidere ciò che sono con ciò che faccio».
Con queste parole di Pupi Avati inizia l'incontro del regista, del fratello produttore Antonio e dell'attrice Francesca Neri con i ragazzi del liceo Galilei di Trento, che, freschi della recente visione de « Il papà di Giovanna », hanno letteralmente tempestato i tre ospiti di domande sul film e sul fare cinema.
«È stato difficile accettare questo personaggio - confessa la Neri - temevo che la gente la giudicasse, poi ho compreso le sue ragioni e l'impossibilità di giudicare le dinamiche familiari dall'esterno; oggi lei mi fa molta tenerezza e sono felice di averla interpretata».
Ma agli occhi delle ragazze in sala Francesca Neri non è solo un'attrice, ma è prima di tutto una ex studentessa del Galilei che ha fatto il grande salto nel mondo del cinema: «Com'era ai tempi del Galilei? - le chiedono - Era circondata di ragazzi?». «A scuola me la cavavo, anche se in 2a mi hanno rimandato in 2 materie; dicevano sempre "va bene, ma non si applica abbastanza". Ho avuto dei professori che mi hanno trasmesso molto ed in prima ho avuto la mia prima storia importante con un ragazzo di quinta». «E com'è - le chiedono ancora -passare da Almodóvar o Ridley Scott a Pupi Avati?». «Lavorare all'estero e ad Hollywood è una grande esperienza, ma credo che mi abbiano dato molto di più i colleghi italiani; quando ho incontrato Pupi non avrei mai creduto che un regista anziano potesse riaccendere in me la passione per il cinema, invece lui è entusiasta e molto stimolante, mentre Ridley Scott chi se lo ricorda».
All'incontro era presente anche il presidente Dellai il quale, complimentatosi prima con «II Margine», editore dell'autobiografia di Avati, ha voluto omaggiare i tre artisti con dei doni particolari. Alla Neri, che Dellai ha detto di volere come promotrice del nostro territorio, è stato regalato un piccolo pino, simbolo delle sue radici trentine. «Sento molto la mia trentinità - ha risposto lei - nella mia tempra e nella timidezza con cui ho dovuto confrontarmi per entrare nel cinema».
Ad Antonio Avati, produttore, è andato un album di scatti di Faganello, perché scopra e apprezzi il paesaggio trentino e ne faccia magari, chissà, la location del prossimo film del fratello, cosa a cui Avatì ha promesso seriamente di pensare. Al maestro Pupi, per il quale la macchina da presa è come un imbuto da dove entra la realtà ed esce il sogno, è toccato un grande imbuto, perché ci regali ancora molti sogni. «E il premio più originale che abbia ricevuto», ha commentato e subito vi ha scrutato dentro, come in una macchina da presa, capace di «trasformare la realtà in quella sublime inautenticità che è il cinema».