Trentino — 03 novembre 2009

Da Vinci, scientifico senza confini



Una scuola pluralista, “che rispetta i principi della Costituzione”, argomenta il preside Alberto Tomasi. Una scuola aperta, “nella quale puoi girare vestito come vuoi senza sentirti discriminato”, dice senza giri di parole Alessandro Dauriz, studente della 3ª SD. Due frasi che sembrano fondersi l’una nell’altra. Questo è il liceo scientifico e linguistico Leonardo Da Vinci. Un istituto che conta 1.305 iscritti, di cui poco più di 50 di origine straniera, divisi in 60 classi. Un istituto nel quale “ognuno è libero di esprimersi liberamente”, continua il preside. Non è buonismo, ma lo spirito di una scuola che ha principalmente due ambizioni: «Quella di accogliere tutti al meglio, ma anche di essere esigente per formare ragazzi competenti». E per centrare questo secondo obiettivo pone l’attenzione “sulle nuove tecnologie e sui metodi d’insegnamento sempre aggiornati ed innovativi” (come si può leggere nel pezzo a fianco). Si capisce che il Da Vinci è una scuola in continua evoluzione, trasformazione, espansione. Una scuola quasi “senza confini” tanto che 31 studenti quest’anno stanno frequentando l’anno all’estero: da Francia e Germania a Giappone e Nuova Zelanda, passando per Cile e Stati Uniti. Una scuola che cresce e per questo ha bisogno di nuovi spazi. L’ex seminario di via Giusti, costruito nel 1863, è una scuola dal 1968 e dal 1975 è diventato Da Vinci: qui ha studiato l’ex sindaco Alberto Pacher ed insegnato l’attore Andrea Castelli, quando era una succursale del Galilei, ma in cattedra a insegnare filosofia c’era anche Alberto Robol (almeno finché venne eletto in Parlamento) e Caterina Dominici fu a lungo preside. La nuova palestra spuntata nel cortile di recente è solo un dettaglio perché l’espansione più importante è prevista per il 2011, quando finiranno i lavori nell’ala ovest dell’edificio, quella che dà su via Madruzzo, e dove, tra un paio d’anni, saranno trasferite 25 classi e i servizi amministrativi. Ci saranno più spazi per i 6 laboratori di scienze, i 4 di fisica, i 2 d’informatica e quello di linguistica: «Così - afferma Tomasi - avremo una sede adeguata per i nostri studenti e saremo alla pari con la struttura del Galilei». Sorride, il preside. La rivalità con i cugini dell’altro liceo scientifico della città è difficile da nascondere. Frutto di un senso d’appartenenza che si percepisce quando si entra nella 3ª SD. Alle pareti sono appesi poster degli Slipknot e dei Beatles, segno che gusti diversi possono convivere. Giovanni Sassudelli, cugino di Federico dei Bastard, assieme ad un compagno vorrebbe appendere la bandiera della pace sopra la lavagna. Dove di solito c’è il crocifisso, per intenderci. La prof d’italiano, Luisa Maroni, sorride: «Si può far tutto ciò che non va contro la moralità». Si diceva, appunto, di una scuola aperta, dove ognuno è libero di esprimersi. Ed ecco la “rivalità” con il Galilei: «Qui - riprende Martina Zanetti, che sospende per un attimo il tema d’italiano che sta recuperando - siamo tutti diversi, ognuno si veste e la pensa come crede». «Nessuno però si sente discriminato» osserva Alessandro Dauriz. Diversi, senza etichette come al Galilei “frequentato dai fighetti”. Diversi, ma uguali nell’appartenenza al Da Vinci, come fa intendere Federica Corradini quasi con uno slogan “siamo semplicemente davinciani”. Non c’è più, però, il Da Vinci delle proteste e delle autogestioni “politiche”, come spiegano Alessandro Zanini e Michele Maffei: «Facciamo più che altro attività extrascolastiche, guardiamo film e chi deve recuperare materie fa lezione». E si pensa anche a come migliorare la scuola con proposte concrete. A sorpresa non si chiedono più ore di ginnastica. Giulia De Cet è diretta: «Siamo un liceo scientifico, dovremmo fare più ore di scienze e di laboratorio». Chissà se la maggioranza è d’accordo con lei. Ma in fondo, allo scientifico da Vinci, è così: ognuno è libero di esprimersi e le idee diverse sono una ricchezza.

Jacopo Tomasi