L'Adige — 14 dicembre 2009

Scuola, perchè questa riforma mina l'autonomia degli istituti

di Aldo Gabbi

Sto vivendo in questi giorni, come preside del Liceo scientifico "Galilei" di Trento, il dibattito sulla riforma della scuola superiore e ritengo opportuno soffermarmi su alcuni punti ed esprimere alcune riflessioni.
La legge Salvaterra, per la volontà di chi l'ha elaborata (ed io ne sono testimone), voleva configurare un sistema educativo policentrico: Provincia, istituzioni scolastiche, territorio. Ora stiamo invece assistendo ad una definizione delle scuole come enti periferici rispetto ad un centro, la Provincia, che elabora praticamente tutto, con le istituzioni scolastiche autonome che si devono limitare ad applicare le istruzioni ricevute. Bassanini, nella redazione della legge che porta il suo nome, nel definire l'autonomia dei Comuni e delle Istituzioni scolastiche, aveva in mente un disegno d'altro tipo. A conferma di ciò il titolo V della Costituzione all'articolo 117 colloca l'istruzione come materia di legislazione concorrente "...salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche...". E pensare che proprio la Provincia di Trento dovrebbe avere "in sé", più di altri, il principio che ispira l'autonomia delle entità di governo del territorio e dei territori. Anche l'educazione (formazione, istruzione) può essere considerata un territorio: uno spazio di sviluppo culturale della cittadinanza attiva.
Il Conchiuso della giunta provinciale di giovedì 3 dicembre relativo alla "Proposta di riordino della scuola superiore" ha lasciatoli mondo della scuola perplesso. Accanto ad indirizzi generali sono stati definiti dalla Giunta i piani orari settimanali con le lezioni da 50 minuti, scelta che si avvicina di più all'individuazione di un piano di studio di scuola che alla costruzione di un modello generale. Non si riesce cosi ad immaginare quali siano gli spazi di manovra per la definizione dei piani di studio d'istituto. E non è nemmeno ancora chiaro con quali risorse e con quale contratto collettivo di lavoro degli insegnanti si andrà ad operare.
Vorrei parlare ora in modo specifico della mia scuola, il Liceo "G. Galilei". In Trentino il liceo scientifico è sicuramente il percorso che ha più iscritti ed è il tipo di scuola che si propone una formazione di livello alto ma generalista. Esso ha bisogno, più di altri percorsi, di alimentare atteggiamenti di tipo orientativo sia a livello di riflessione personale che con l'offerta agli studenti di esperienze disciplinari che li aiutino ad individuare i propri talenti per le scelte dei percórsi universitari e i successivi inserimenti nel mondo del lavoro. Gli attuali piani di studio dell'istituto strutturano tre percorsi che, messi a punto in anni di lavoro e di interazione tra i diversi organi collegiali, si sono dimostrati all'altezza delle aspettative degli studenti, dei genUoiLe-degH insegnanti dette università, in particolar modo di quelle scientifiche. I nostri ex studenti si stanno facendo onore in diversi settori, di studio e professionali. Occorre quindi fare attenzione, prima di proporre cambiamenti rilevanti senza considerare le possibili controindicazioni.
Il rischio è quello di depotenziare un modello che sta funzionando. Una identità culturale, formativa e professionale in una scuola, si crea in tempi lunghi e come un ecosistema ha bisogno di equilibrio interno, di interazioni strutturali e funzionali: è il gioco della complessità delle organizzazioni che hanno la caratteristica di essere dinamiche, di apprendere e modificarsi. La proposta della Provincia di istituire un biennio omogeneo per tutte le scuole rendere più agevoli le passerelle fra diverse scuole per favorire il riorientamento degli studenti; ma se da una parte presenta questo vantaggio, contemporaneamente toglie specificità al percorso stesso. A volte non è sufficiente uno sviluppo triennale per sviluppare una competenza in modo approfondito. I brillanti risultati ottenuti negli ultimi anni nelle varie olimpiadi nazionali di fisica, informatica, matematica, robotica dagli studenti del Liceo sono un indicatore non indifferente. Ma esempi di questo tipo si potrebbero certo recuperare anche per gli altri licei e istituti tecnici del Trentino.
Prendo anche atto della scelta della politica di inserire il tedesco nei primi due anni, (anche se scarsamente condivisa dagli utenti e dagli stessi docenti della disciplina) ma osservo che mentre da una parte lo si inserisce a forza nel biennio dell'obbligo per tutti, dall'altra lo si toglie come opportunità nel triennio agli studenti che lo vogliono. Quindi una parte degli studenti (circa un terzo) del liceo scientifico non può studiare il tedesco a livelli alti mentre per tutti gli altri lo si inserisce d'ufficio al posto della fìsica o del disegno. Diversamente dai modelli del Nord Europa, si tende perciò ad imporre curricoli rigidi obbligati dal centro e non si dà spazio, non solo ai piani di studio della scuola ma neppure "ai piani di studio degli studenti. Il biennio prevalentemente omogeneo per tutti gli istituti superiori proposto dalla Provincia (con una forte prevalenza dell'asse umanistico anche nel liceo scientifico) e il triennio uguale per tutti i licei scientifici preoccupa molto. Preoccupa molto me, che sono il gestore di un liceo molto prestigioso, e devo amministrativamente e culturalmente traghettarlo verso un futuro senza un'identità riconosciuta e condivisa. Preoccupa gli organi collegiali della scuola che si sentono esclusi dalla fase di costruzione del piano di studio d'istituto. Crea disorientamento nei genitori e negli studenti che stanno frequentando e che apprezzano il modello esistente.
Vorrei concludere queste considerazioni esprimendo la speranza che nell'evoluzione della riforma sia ancora possibile alle istituzioni scolastiche definire i propri piani di studio in coerenza con il proprio progetto d'istituto che, come si sa, è approvato dall'organo politico dell'istituzione scolastica che è garante dell'erogazione del servizio ai cittadini; magari consentendo la riproposizione di offerte didattiche, valutate come "buone pratiche", simili a quelle esistenti. Parlando in questi giorni con gli studenti del liceo scientifico, ho infatti scoperto che nessuno sarebbe stato disposto a rinunciare al proprio percorso quinquennale, chi con il tedesco, chi con più fisica e informatica, chi con un potenziamento delle scienze, insieme al latino e all'italiano, al disegno e all'arte, all'educazione fìsica, alla storia e alla filosofia, alla matematica. E tutti, studenti e famiglie, mi pongono quotidianamente la solita domanda: "Ma se qui va cosi bene, perché si deve cambiare?".

Aldo Gabbi è dirigente scolastico del Liceoscientifico Galileo Galilei